in India
15 Giugno, 2008
L’india non è entrata in me attraverso la mente, ma attraverso gli occhi, le orecchie e tutti i sensi. Ho parlato del mio sbarco a Bombay una mattina di oltre quarant’anni fa: respiro ancora l’aria umida, vedo la folla nelle strade, ricordo i colori brillanti dei sari, il brusio delle voci, la mia meraviglia davanti al Trimurti dell’Isola di Elephanta. Ho anche fatto qualche veloce riferimento alla cucina, a cui devo una prima piccola intuizione che m’insegnò di più, sull’India, di un intero trattato: capii che il suo segreto non sta nell’essere una mescolanza di sapori, ma una gradazione fatta di contrasti e unioni al tempo stesso violenti e sottili. E’ una logica che regge quasi tutte le creazioni indiane. Non la successione, come in occidente, ma la congiunzione.
Octavio Paz, In India
fotografie di Massimo Sordi



